.
Annunci online

  libermente [ libri, arte, attualità ed altro ... tutto visto da me ]
 
 
         
 


Ultime cose
Il mio profilo


WITTGENSTEIN: il mio padre blog (anche se non lo sa)
BARBABLOG di Daria Bignardi
SELVAGGIA
MACCHIANERA
MANTEBLOG
DAVEBLOG
FREDDY NIETZSCHE
DAGOSPIA
Castenaso Forever
Garbo
Luporfeo
MelaMelinda
Grooming
SantaOpposizione
Pazzo per Repubblica
Aislinn
Coffee
Rip
>>DisSensi<<
IN THE NEWS
La Repubblica
La Stampa
Corriere della Sera
Internazionale
Il Foglio
Internation Herald Tribune
Le Monde
MISCELLANEOUS
Fa sempre bene comprare un buon libro/1
Fa sempre bene comprare un buon libro/2
Will&Grace, Gilmore Girls&company: il mio sito preferito sui tf
Tutte le news sul satellite e sul digitale terrestre (AGGIORNATISSIMO!)
L'evoluzione delle grafiche televisive inglesi dalla BBC a SKY (IN INGLESE)
Che mondo sarebbe senza Mtv!?!
WIKIPEDIA (IT)
WIKIPEDIA (EN)
WIKIPEDIA (FR)
WIKIPEDIA (ES)

cerca
letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 


16 aprile 2009

Arretrate arretrati

Un po' di articoli vari, che non avevo mai avuto occasione di mettere online. Lo faccio adesso, per riempire vuoti incolmabili (ma presto tornerò operativo al 100per100, non preoccupatevi - "e chi si preoccupava, scusa?", direte voi). Tutti apparsi sul Corriere Vicentino, ovviamente.

Leggere è lento (settembre 2008)
Il punto 6 del decalogo del buon visitatore stilato dagli organizzatori del Festivaletteratura, evento che il mese scorso, per la dodicesima edizione, ha portato a Mantova nomi come Daniel Pennac, Eric-Emmanuel Schmitt Alessandro Baricco, Carlos Fuentes, Viviane Lamarque, Jonathan Safran Foer, Lella Costa e tantissimi altri, recita: “Elogio della lentezza - Portate pazienza durante le file alla biglietteria, per entrare agli eventi, per l’autografo del vostro scrittore preferito. Il Festival va vissuto con calma e serenità.”. Dovrebbe essere, questa, una richiesta quasi superflua: i lettori, e in generale gli appassionati di letteratura, sono gente piuttosto lenta (discorso a parte meritano i divoratori di libri, quelli che scorrono una pagina in pochi secondi e bruciano libri in un giorno appena, strana specie di lettore alieno che, comunque, quasi sicuramente non si gusta fino in fondo le cose). Se ci si pensa bene, la lettura è una delle attività più lente: chi davvero legge non ha fretta, non ha paura di perder tempo, non ha timore di dover rileggere, tornare indietro, appuntarsi le frasi più significative, riflettere su ciò che ha appena letto. Anzi, proprio per Pennac, in ‘Come un romanzo’, rileggere è uno dei diritti fondamentali del lettore. E scorrendo in rassegna i capolavori della letteratura mondiale di ogni tempo ci si accorge che molti di questi hanno un ritmo decisamente lento: ‘Ms. Dalloway’ di Virginia Woolf, ‘Il vecchio e il mare’ di Hemingway, la stessa ‘Divina Commedia’ per certi versi (Dante ci racconta in cento canti appena sette giorni!) e poi come non citare ‘Madame Bovary’. Flaubert era lentissimo: per descrivere l’entrata della sua protagonista ad una festa di gala, descrive ogni minimo particolare, dal vetro dei bicchieri alla fattura dei candelabri, dalla stoffa dei fazzoletti delle dame ai pizzi che ornavano la tovaglia. E lì si dilunga per quattro, cinque pagine, e il lettore con lui. Chi vuol far veloce salta in toto il lungo passaggio, ma volete mettere la soddisfazione di perdersi con Emma Bovary in tutta quella meraviglia?
Dunque leggere è lento, almeno alcuni suoi aspetti, o comunque la lentezza è una delle condizioni che più si addicono a un’attività del genere. Ma sarà sempre così? Viviamo in una società dove Google fa ricerche in pochi centesimi di secondo e in cui si sta su una singola pagina web per non più di un minuto. Stiamo inconsciamente – e lentamente – diventando dei lettori onnivori, ma più rapidi, frettolosi, purtroppo distratti.
Certo la retorica dell’elogio della lentezza ha i suoi limiti – mettetevi a scorrere col ditino volumi e volumi di enciclopedie polverose alla ricerca della data della morte di Bob Kennedy o chissà cos’altro, mentre vostro figlio fa un click su Wikipedia: chi vince? – e molto probabilmente ci abitueremo a fare tutto di fretta, prima o poi. Però non era bello passeggiare con Clarissa Dalloway per Bond Street, o pescare con Santiago nell’oceano infinito fino al tramonto, o ballare con Emma in fastosi saloni per serate intere, così, molto tranquillamente, senza dover preoccuparsi degli orologi e del tempo che passa? Probabilmente sì, lo era; ma si sa: i lenti ci mettono sempre un po’ ad abituarsi ai tempi che corrono e sono anche piuttosto nostalgici.
Venezia, il doppio e la maschera (gennaio 2009)
Venezia, città emblematica e pittoresca più di ogni altra, città dalle mille peculiarità e dalle molte contraddizioni. Contraddizioni che si traducono nei suoi molteplici volti, nella passione per la dissimulazione e il travestimento, nella cura e nell’impegno impiegati per salvaguardare una tradizione che più veneziana di così non si può: il Carnevale. Libertinaggio, incoscienza, finzione, nascondimento: il divertimento più sfrenato dei grandi balli in maschera cela anche gli aspetti più dissoluti di una città che ha fatto della sua “liquida” ambiguità un punto di forza plurisecolare.
Se le prime feste ufficiali legate al Carnevale risalgono alla prima metà dell’XI secolo e rispondevano a tradizioni popolari sempre più radicate, erano in realtà anche legate all’interesse dell’aristocrazia dominante: le ricorrenze carnevalesche erano utilizzate per distrarre le masse dal crescente accentramento di poteri da parte dell’oligarchia cittadina, una specie di riproposizione dei panes et circenses dell’antica Roma.
Una doppiezza che si ripropone nella regolamentazione sempre più rigida con cui le autorità cercano, nel corso dei secoli, di porre un freno agli eccessi carnascialeschi: nel 1339 il divieto di circolare in maschera di notte, nel 1458 quello di accedere in maschera a luoghi pubblici, nel 1703 la proibizione di entrare mascherati  nelle case da gioco, nel 1776 la viva raccomandazione (un po’ paradossale) per le donne sposate, per preservare la loro onorabilità, di andare a teatro rigorosamente mascherate, anche se sempre nel XVIII secolo venivano perseguite (almeno sulla carta) le prostitute che esercitavano il mestiere in maschera.
Delirio e controllo, raffinatezza ed eccessi, libertà e oppressione: Venezia raggiunge il massimo splendore, assieme al suo Carnevale, nel Settecento, proprio quando è a un passo dal definitivo tracollo (ci penserà Napoleone nel 1797 ad accelerare le cose). Negli ultimi decenni la Serenissima crescerà i suoi figli più illustri, che furono al contempo i più grandi testimoni della sua decadenza: Giacomo Casanova, libertino incallito, ma anche colto e raffinato letterato; Carlo Goldoni, fulgente e rivoluzionario commediografo che, dietro i suoi personaggi comici (tratti proprio delle tradizionali maschere di Carnevale), celava i grandi malcostumi della Repubblica; Pietro Longhi, finissimo pittore realista, che nelle minuziose riproduzioni dei fastosi salotti e dei ricchi ambienti della nobiltà veneziana ne metteva in scena la piccolezza e l’affettazione. Grandi intellettuali e artisti, che vissero in pieno il loro tempo fastoso ma ne denunciarono l’imminente crollo, spesso con un beffardo sorriso stampato in faccia: d’altronde ad indossare maschere erano ben abituati.
Paurrenger, paurrenger! (aprile 2009)
Se uno è stato ragazzino negli anni Novanta probabilmente ha giocato con le Micromachine, Action Man o le carte dei Pokemon. Ma soprattutto, con i Power Rangers. Anzi non solo si giocava con i Power Rangers, cioè con i modellini snodabili che rappresentavano i cinque guerrieri della serie, ma anche ai Power Rangers, mimando con gli amici le loro avventure, che già facevano pena in tv, figurarsi dal vivo.
Per chi non lo sapesse i Power Rangers, protagonisti di una serie tv di culto, erano cinque ragazzi come gli altri (o meglio, non proprio come gli altri: erano tutti belli, atletici, preparati nella arti marziali) che combattevano il male vestiti in buffe tutine aderenti, ognuna di colore diverso: il rosso era il macho leader, il blu era quello un po’ secchione, la rosa era la pupa del gruppo, la gialla era asiatica e il nero (manco a dirlo) era afroamericano. Comandati da un faccione olografico chiuso in un gigante tubo di plexiglas, combattevano i mostruosi nemici inviati sulla Terra dalla malvagia Rita Repulsa, che a rivederla oggi sembra un incrocio fra Rosario di Will&Grace e Moira Orfei.
Gettonatissimi, fra tutti i bambini, erano il Red Ranger gigante o il Megazord smontabile, che era in pratica l’assemblaggio dei rispettivi mezzi di combattimento di ciascun ranger; ora, io non mi ricordo cosa ho mangiato ieri a pranzo, ma ho chiaramente in mente come fosse oggi (e come se avessi appena ricontrollato su Wikipedia) che il ranger rosso aveva lo zord a forma di ti-rex, il blu di triceratopo, la rosa di pterodattilo, il nero di mammut e la gialla di tigre dai denti a sciabola.
Ricordo anche che un anno, prima del rientro a scuola, avendo fatto comprare ai miei qualsiasi oggetto di cartoleria firmato Power Ranger – quaderni, astuccio, zaino, penne, matite, pelapatate… – alla Standa mi regalarono un modello del Blade Blaster, l’arma che ogni vero Power Ranger portava alla cintola: fungeva da spada, da pistola, da boomerang e, con l’allineamento di pianeti giusto, anche da macchina per il caffè. Ci giocai tre giorni prima di perderlo, mi disperai per un paio di giorni, e la settimana dopo già avevo rimosso tutto. Ma un’arma invincibile come quella non ce l’ho avuta e non ce l’avrò mai più.
Pensando ai giocattoli e a tutte le cianfrusaglie per bambini che vennero dopo, nessuna saga ebbe un merchandising più vasto e più ambito. Dei Power Rangers poi fecero molte altre stagioni, o meglio rivisitazioni: divennero ninja, viaggiatori nel tempo, poliziotti ultratecnologici… Ma nessuna serie raggiunse mai i livelli di qualità e assurdità della prima. Esattamente come succede per i giocattoli, non esistono più i Power Rangers di una volta.

 



3 marzo 2009

Liberlist Gennaio-Febbraio 2009

Sono in ritardissimo con la pubblicazione delle Liberlist, quindi ve ne beccate due in un colpo:


Sei libri fra utopie e distopie
1. Tommaso Moro, Utopia (Laterza) Fatevi portare in questa isola lontana ai limiti del mondo, in cui non esiste proprietà, tutti vivono in pace e comunità, l’oro non vale nulla. E se capite cosa c’entrano le pecore devastatrici che cita Moore all’inizio, vuol dire che siete bravi (e conoscete bene la storia dell’Inghilterra).
2. Tommaso Campanella, La Città del Sole (Feltrinelli) Imprigionato per anni e torturato dall’Inquisizione per via delle sue idee non conformi, questo genio rinascimentale concepisce una società ideale di stampo platonico piena di luce e di speranza, tutta fondata sul culto della Cultura: e non è un gioco di parole.
3. Aldous Huxley, Il mondo nuovo (Mondadori) Nei primi del ‘900 Huxley, grande scrittore inglese spesso dimenticato, descrive un mondo in cui non esistono solo cittadini di serie A o B, ma anche di serie C, di serie D… tutti concepiti in provetta, eugeneticamente. L’unica salvezza sta nei ‘veri’ esseri umani, quelli chiusi in riserva.
4. Ray Bradbury, Fahrenheit 451 (Mondadori) Per chi ama la lettura non c’è scenario peggiore che un futuro senza libri. Questa pietra miliare della fantascienza descrive questo incubo con nitida freddezza e fa capire tante cose: innanzitutto, che bruciare un libro è sempre un crimine fra i più atroci.
5. Philip Roth, Il complotto contro l’America (Einaudi) Roth si cimenta con l’ucronia (parolone neoclassico per indicare saggi o romanzi di “storia alternativa”). Che sarebbe successo se il celebre aviatore Charles Lindbergh, sospettato di simpatie filonaziste, avesse vinto le elezioni del 1940 al posto di Roosevelt? Alleanza con la Germania, violenza antisemita, paura. Realtà alternativa? Molti ci vedono velati riferimenti all’America ai tempi di Bush.
6. Moore-Lloyd, V per Vendetta (Rizzoli) Non un romanzo, ma un graphic novel: un fumetto insomma, ma più strutturato. Un eroe mascherato combatte la sua battaglia per far “esplodere” il regime totalitario che tiene l’Inghilterra sotto la morsa della paura (chiari riferimenti al 1984 di Orwell). Ci sarà un grande botto finale, e nessuno si scorderà più (nemmeno voi) del 5 di novembre.

Sei libri da leggere prima di iniziare…
1. Gustave Flaubert, L’educazione sentimentale (vv. edd.) ...un nuovo amore. Va be’ che l’Ottocento è un secolo un po’ lontano e demodé, ma i sentimenti sono sempre quelli, e poi Flaubert è Flaubert. Ma non fate mai come il povero Frédéric Moreau, mi raccomando.
2. Abbate-Mangiaterra, La trappola. Come banche e finanza mettono le mani sui nostri soldi (e come non farsi fregare dalla crisi) (Piemme) …nuovi risparmi. La crisi è scoppiata solo da un paio di mesi ma di libri che ne parlano ce ne sono già a decine. Questo ha il pregio di essere piuttosto chiaro e fornire consigli pratici. Ammesso che possano servire…
3. Blady-Roversi, Quel poco che abbiamo capito del mondo… (Einaudi) …un nuovo viaggio. Sono la famosa coppia dei ‘Turisti per caso’ in tv, e se c’è qualcuno che il mondo l’ha girato praticamente tutto sono proprio loro. E raccontano diversi luoghi con aneddoti curiosi e simpatici, facendo proprio voglia di partire subito.
4. Nick Hornby, Una vita da lettore (Guanda) …un nuovo libro. Quasi tre anni di letture raccontate da uno degli scrittori culto della generazione dei trenta-quarantenni, il tutto affrontato con leggerezza e ironia. Alla fine di libri consigliati ve ne troverete parecchi, ma anche molti da scartare. Il che è spesso un bene (altro che Liberlist!).
5. Corinne Meyer, Buongiorno pigrizia (Bompiani) …un nuovo lavoro. Un paio d’anni fa questo libro fece scalpore perché metteva in evidenza tutti i modi con cui impiegati vari riuscivano a lavorare il meno possibile. Insomma proprio degli esempi da non seguire… ma voi seguiteli lo stesso.
6. Chuck Palahniuk, Fight Club (Mondadori) …una nuova vita. Se capite che avete sbagliato tutto nella vita e volete cambiarla, evitate di visitare tutti i gruppi di sostegno possibili, di fondare dei club il cui unico intento è picchiarsi a sangue, di bruciarvi la mano con la lisciva, di sdoppiare la vostra personalità. Questo libro vi farà star male, ma poi vi farà stare benissimo: come una perfetta catarsi di inizio anno.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. liberlist libri corriere vicentino

permalink | inviato da libermente il 3/3/2009 alle 21:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


22 dicembre 2008

Un racconto (nero) di Natale

Little Red Xmas

Il ticchettio dei tacchi delle scarpe di vernice rossa rimbombava sulla strada sporca di neve ormai grigiastra.
Una donna alta e slanciata sfilava con indifferenza fra le pozzanghere, fasciata in un cortissimo cappotto rosso e in calze nere finissime; sul capo, un cappuccio anch’esso rosso le copriva il viso. Non aveva paura, una donna così attraente e sola, ad aggirarsi per una via malfamata, la notte di Natale per di più? Doveva essere pazza. Anzi, lo era sicuramente.
Avrebbe continuato tranquilla la sua sfilata, se un tipo losco, peloso e maleodorante non fosse sbucato da un vicolo, bloccandole la strada. Portava un lungo, squallido cappotto di pelle e da una tasca gli usciva quello che pareva un osso di maiale.
“Cappuccetto,” fece lui con un ambiguo ghigno sulla faccia, “dove vai da sola, piccola mia?”
“La mamma mi raccomanda sempre di non parlare con gli sconosciuti,” replicò lei sicura e beffarda.
“Non fare la difficile, Cappuccetto. Ci conosciamo fin troppo bene noi due, no?”
“Piantala, Wolf, lurido porco!” disse lei respingendo l’approccio dell’uomo, “cosa diavolo vuoi da me?”
“Oh piccola Cappuccetto,” rispose lui divertito, leccandosi le labbra, “c’è molto lavoro da fare di questi tempi, lo sai. Le mie ragazze non sono mai abbastanza...”
Cappuccetto cercò di aggirarlo, infastidita: “Non faccio più quel genere di cose, lo sai. Voglio solo tornare da mia nonna, stanotte. Potrebbe essere il suo ultimo Natale.”
Wolf si mise a ridere fragorosamente, poi recitò con voce smielata, irritato: “Il Natale, il Natale! Sono tutti più buoni, si vogliono tutti più bene! Ma per piacere! Guardati intorno invece, Cappuccetto, apri gli occhi...”
Detto ciò sfilò da un’altra tasca un giornale e lo sbattè in faccia alla ragazza. Era la Grimm Gazette di quel giorno. Le notizie non erano delle più confortanti: ‘Scomparsi i tre fratelli Porcellini’, ‘Scandalo Biancaneve: le foto osè online’, ‘Hansel&Gretel shock: la Strega abusò di loro’. Ma ce n’era una che colpì Cappuccetto più delle altre, era il titolo principale della prima pagina: ‘L’alcolismo di Babbo Natale: ritirata la licenza doni’.
L’uomo notò lo stupore sulla faccia di Cappuccetto e infierì: “A quanto pare il tuo eroe, l’eroe di tutti, aveva qualche lato oscuro. E ora che ne sarà di tutti quei bambini così speranzosi di felicità, di calore, di regali? Che pena! Finalmente capiranno il marcio che domina il mondo...”
La donna ebbe uno scatto d’ira e gettò il quotidiano a terra, schiacciandolo nel nevischio coi tacchi appuntiti. “Non lo permetterò mai!” urlò in faccia all’altro, per poi girargli le spalle.
Wolf scoppiò in una risata eccessiva anche per un pessimo tipo come lui. Aveva iniziato a nevicare di nuovo, piano piano, inesorabilmente. “Cosa vorresti fare tu, povera sciocca?! Torna a lavorare con me, invece, ti farò guadagnare bene, come ai vecchi tempi”.
Fu un attimo: l’energumeno le si gettò addosso con avidità, ma Cappuccetto si girò di scatto, decisa; impugnava una pistola di piccolo calibro, dorata e letale. Uno sparo rieccheggiò nella città addormentata.
“Ho detto che non faccio più certe cose,” disse Cappuccetto voltandosi e ricominciando a sfilare sulla strada, sopra la quale la neve si stava colorando di rosso.
Camminando, prese da una tasca del cappotto un cellulare e compose velocemente un numero: “Dotto, sono io. Bianca non si è fatta vedere, eh? Comunque devi farmi un favore: mi serve una slitta. E nove renne. In fretta.”
Chiuse la conversazione ma si bloccò di scatto, come se si fosse dimenticata qualcosa. Si voltò lentamente e fissò il corpo inerme sul ciglio della strada. Poi sussurrò: “Buon Natale, comunque.”

Apparso sul Corriere Vicentino, n°12/2008.




21 dicembre 2008

Liberlist Dicembre 2008



Sei libri che raccontano il Natale

1. Charles Dickens, I Racconti di Natale (Bur) In una lista come questa non poteva mancare l’autore più citato, rifatto, interpretato a Natale (la versione Disney con Paperone su tutte). Però in questa raccolta non c’è solo il Carol con il tirchio Scrooge, i tre fantasmi ecc., ma anche altri bei racconti (alcuni anche un po’ amari) sul periodo più buono dell’anno.
2. Italo Calvino, Marcovaldo (Einaudi)
Questa formidabile raccolta ha come sottotitolo “Le stagioni in città”, quindi copre tutto l’anno; ma l’ultimo racconto, I figli di Babbo Natale, descrive con maestria e delicatezza il senso di un Natale sempre più consumista: «nulla è più bello che sentire scorrere intorno il flusso dei beni materiali e insieme del bene che ognuno vuole agli altri».
3. Micheal Jurgs, La piccola pace nella Grande Guerra (Il Saggiatore)
Successe un anno che i soldati tedeschi e quelli francesi, impegnati a combattersi durante la Prima Guerra Mondiale a Ypres, in Belgio, si incontrarono nella terra di nessuno, si salutarono e festeggiarono assieme. Era la vigilia di Natale del 1914.
4. David Baldacci, A casa per Natale (Mondadori)
Un romanzo che racconta la strada verso casa, un viaggio in treno da Washington a Los Angeles, una lotta contro il disincanto. Tutto questo sotto la (troppa) neve di fine anno. Con meraviglioso colpo di scena finale.
5. David Sedaris, Holidays On Ice (Mondadori)
Uno dei più acuti umoristi statunitensi parte dalla sua esperienza come elfo natalizio nel centro commerciale Macy’s. E ci trascina in un turbinio di stranezze ed episodi assurdi zeppi di prostitute, giornalisti disperati e vecchie pazze.
6. John Grisham, Fuga dal Natale (Mondadori) Il maestro assoluto del legal thriller americano indossa, anzi si toglie, i panni di Babbo Natale per narrare il tentativo di una matura coppia per riuscire a non festeggiare il Natale. Ovviamente non ci riusciranno, perché il Natale è ovunque. Impossibile sfuggirgli.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. liberlist libri corriere vicentino natale

permalink | inviato da libermente il 21/12/2008 alle 20:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


30 novembre 2008

Liberlist Novembre 2008



Sei grandi romanzi statunitensi di ieri e di oggi

1. Hermann Melville, Moby Dick (vv. edd.) Forse il romanzo fondante della letteratura americana, di sicuro il primo per volume e intensità della narrazione. E ancora attualissimo oggi: tutti dobbiamo scontrarci con il nostro destino, tutti abbiamo una balena bianca da abbattere. Se riuscite, cercate la traduzione di Cesare Pavese.
2. Mark Twain, Le avventure di Huckleberry Finn (Mondadori) Hemingway disse: «Tutta la letteratura moderna statunitense viene da [questo] libro: tutti gli scritti Americani derivano da quello. Non c'era niente prima. Non c'era stato niente di così buono in precedenza». Non è forse un motivo sufficiente per leggerlo?
3. John Fante, Un anno terribile (Fazi) Romanzo postumo di questo autore atipico e forse mai abbastanza compreso, racconta la storia di un ragazzo figlio di immigrati italiani il cui unico sogno è diventare giocatore di baseball. Emarginato dai coetanei e impedito da una famiglia sul lastrico, diventa il simbolo dell’America che vuole farcela a tutti i costi. Nonostante tutto.
4. J.D. Salinger, Franny e Zooey (Einaudi) Di Salinger si ricorda quasi sempre solo Il giovane Holden; ma oltre all’eccezionale capolavoro, lo scrittore che a un certo punto decise di isolarsi dal mondo intero scrisse anche la saga di una famiglia numerosa e strambissima, i Grass, che sono specchio di un Paese variegato, strampalato e nevrotico. Ritratti fulminanti e magistrali, che continuano in Nove racconti e Alzate l’architrave…
5. Bret Easton Ellis, Meno di zero (Einaudi)
Uno degli autori più controversi, ambigui e impressivi del panorama letterario contemporaneo ci catapulta, con uno stile piatto ma ipnotico, nella Los Angeles degli anni Ottanta, in mezzo a una generazione bruciata dal sole, dai soldi e dalle droghe. Ma qualcuno riuscirà a salvarsi. Forse.
6. David Forster Wallace, Infinite Jest (Einaudi) Impossibile riassumere un’opera così sperimentale, innovativa, composita in poche righe. Resta solo che da leggerla e restarne rapiti. E pensare con amarezza che l’autore si è tolto la vita a settembre: perché si sa, i geni non sono fatti per rimanere su questa Terra.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. liberlist libri corriere vicentino

permalink | inviato da libermente il 30/11/2008 alle 23:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


10 ottobre 2008

Liberlist Ottobre 2008



Sei libri per cinque sensi, più uno

1. T.S. Eliot, La terra desolata (vv. edd.) Un viaggio nell’anima del mondo moderno, dilaniata dalla sterilità, dall’incomunicabilità e da un futuro tragico e sconosciuto. È ciò che ci descrive Eliot, forse il più grande poeta inglese del ‘900, in un poema che è un affresco dalle tinte vivide e dai colori intensi e infernali, ma anche troppo umani.
2. Laura Esquivel, Dolce come il cioccolato (Garzanti)
Un amore ostacolato e difficile, dodici capitoli per dodici mesi e per dodici ricette: magiche, profumate, sensuali. Perché il gusto è il più passionale dei sensi e il cibo può essere l’unico modo per vivere un amore impossibile.
3. Patrick Süskind, Il profumo (Tea)
Immaginate di possedere l’olfatto più perfetto e sensibile al mondo: un dono che porta in sé la più atroce delle condanne. E immaginate di essere ossessionati da una donna, talmente ossessionati da volerne catturare l’aroma. Questo capolavoro avvolge il lettore in un dramma potente, dove sembrerà di poter avvertire tutte le fragranze descritte.
4. Luca Sofri, Playlist (Rizzoli)
Non un romanzo, né un saggio: semplicemente centinaia di playlist che elencano, ordinate per interprete, più di 2500 canzoni, con descrizioni e aneddoti. Sofri stila una guida all’ascolto di un universo musicale variegato, ma il gioco più bello è pensare a quali inserireste voi, di canzoni immancabili.
5. Philip Roth, Il seno (Einaudi)
Roth imita Kafka e lo fa nel più originale dei modi: il professor Kepesh si ritrova trasformato in un enorme seno femminile e l’unico modo di relazionarsi agli altri è attraverso il tatto. Una storia assurda, visionaria, a volte oscena, che alla fine fa riflettere sul senso della vita, della morte, della letteratura stessa.
6. Marc Levy, Se solo fosse vero (Tea)
Il sesto senso è la capacità di vedere dove gli altri non vedono: proprio come Arthur, architetto disincantato, che è l’unico a poter vedere e parlare col fantasma di Laureen, un medico in coma. Ne nascerà una delicata storia d’amore ben scritta anche se a volte un po’ stucchevole, raccontata da uno dei fenomeni letterari della Francia d’oggi.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. libri liberlist corriere vicentino

permalink | inviato da libermente il 10/10/2008 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


10 ottobre 2008

Liberlist Settembre 2008



Sei libri da brivido per ritrovare la carica

1. Agatha Christie, Dieci piccoli indiani (Mondadori) Come non cominciare dalla regina del genere, che in questo romanzo raggiunge l’apice architetturale della suspence? Dieci invitati in una casa sconosciuta, dieci statuette, dieci morti: «…e solo un ne restò./ Solo, il povero indiano,/ in un bosco se ne andò: a un pino s’impiccò,/ e nessuno ne restò.»
2. Micheal Gregorio, Cronaca della ragion criminale (Einaudi)
Curioso thriller ambientato nella Prussia di fine Settecento, in cui le indagini su un efferato serial killer si intrecciano con il famoso Immanuel Kant. Della sua filosofia, comunque, qui non c’è che l’imitazione del titolo.
3. Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte (Einaudi)
Chi ha ucciso Wellington, il cane della signora Shears, la vicina? A dover indagare sarà il piccolo Christopher, un bambino davvero speciale: ama la matematica, odia il marrone, non mangia mai cibi di colore differente. Sindrome di Asperger, la chiamano: un piccolo dettaglio che non gli impedirà di arrivare alla verità.
4. Jessica Fletcher & Donald Bain, Delitto à la carte (Sperling&Kupfer)
Arriva l’estate e puntuale arriva lei, la Signora in Giallo: dove c’è lei scappa sempre il morto. Questa avventura collocata negli ambienti culinari francesi è piacevole e a tratti divertente, anche se ben lontana dall’intramontabile serie tv.
5. Giorgio Faletti, Niente di vero tranne gli occhi (Baldini Castoldi)
Secondo successo nel noir dell’ex comico Faletti, che qui stupendamente orchestra violenti delitti in una New York viziosa e allucinata. Indicato anche per chi ama Snoopy e i Peanuts.
6. AA.VV., Crimini Italiani (Einaudi)
Da Carlotto a Carofiglio, da Lucarelli a De Cataldo, da Fois ai Wu Ming: i più grandi scrittori italiani di noir in un’antologia del crimine tutta ambientata nel nostro paese, per un giro d’Italia fatto di misteri e delitti.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. libri liberlist corriere vicentino

permalink | inviato da libermente il 10/10/2008 alle 14:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 agosto 2008

Luce Bianca

Quello che segue è un mio racconto, apparso sul numero di agosto del Corriere Vicentino. Hope you like it.

White light, white light goin’ messin’ up my mind

White light, and don’t you know it’s gonna make me go blind

velvet underground

 

Il tempo non era stato clemente, quel giorno. Nemmeno la vita, d’altronde, voleva esserlo.

Le nuvole azzurre e tristi si distinguevano a malapena nella distesa grigiastra che copriva il cielo di Arzignano, mettendo freddo a tutta la città, quasi a tutto il mondo.

Non la vedevo da molto tempo. Mi ero già ripromesso di non volerne più sapere nulla. Non dopo quello che aveva fatto, non dopo quello che mi aveva fatto. Avevo deciso di ignorarla, di non rispondere più alle sue chiamate, di filtrare i suoi messaggi. Avevo smesso di frequentare i posti in cui lei di solito andava, avevo smesso perfino di andare a correre lungo gli argini del fiume, sicuro che lei sarebbe stata lì ogni sera.

Invece eccomi lì, incastrato in una situazione da cui non sapevo come uscire, invischiato in una conversazione che non sapevo come continuare. Eravamo seduti al Nazionale, il nostro solito bar – forse ci eravamo addirittura visti lì, la prima volta. Eravamo seduti anche al solito posto, nella saletta più appartata, e eravamo gli unici ad occupare la stanza.

Lei continuava a parlare, a dire quelle cose senza senso, ferendomi con spiegazioni inutili e che non avrei mai più voluto sentire. Ad un certo punto scoppiai, non potendone più: mi alzai di scatto, rovesciando un caffè macchiato che avevo ordinato ma nemmeno toccato; stringendo i pugni dalla rabbia, mi diressi velocemente ma senza correre verso la porta, abbastanza in fretta  da non permetterle di reagire e seguirmi.

La mia risposta, quella volta, a differenza di molte altre, fu il silenzio. Fu il mio addio silenzioso a lei, alle sue storie, alle sue bugie. Che bello, quel silenzio.

Appena uscito dalla porta trasparente del bar e attraversato in una falcata il colonnato antistante, iniziai a camminare con decisione, facendo  piccoli passi, piano piano, per non voler sentire il ritmo del mondo che voleva opprimermi. Quando fui sicuro di essere totalmente fuori da ogni sua possibile visuale, infilato ormai il portico dei negozi attigui alla piazza, mi misi a correre. E a piangere.

E il mondo si mise a piangere con me. Dal cielo plumbeo, all’improvviso fattosi ancora più cupo e pesante, proprio mentre mi mettevo a correre a perdifiato, iniziò a cadere una pioggerellina fine che poi si fece sempre più fitta. Ad ogni metro, aumentava la mia velocità e l’intensità della pioggia.        

Le lacrime e le gocce d’acqua avevano formato sui miei occhi una barriera fra me e le cose: le vedevo sfuocate, lontane, non più mie. Era come avere un altro paio di occhi, diversi dai miei. Eppure vedevo tutto, e non vedevo niente.

La sottile colonna del Grifo alle mie spalle, il parcheggio a pagamento semivuoto, la libreria, il totem della biblioteca, l’edificio in eterna costruzione, il negozio di occhiali, i cartelloni delle lauree, le transenne traforate, il baretto con gli ombrelloni fuori in strada, l’estintore rosso in stile americano, gli alberelli appena piantati, la fontana con la Dafne, le poste, un altro parcheggio, l’edicola, il cinema, la pizzeria, i cestini bianchi e verdi, le colline in lontananza…

Correvo, correvo.

Nella mia corsa forsennata verso nessun luogo, attraversai la strada. Forse quella che separa dalla stazione. Non mi importava dove andavo: attraversai e basta.

Senza guardare.

Non appena resomi conto, mi girai di scatto verso sinistra. Due piccoli punti gialli, anch’essi sfuocati, anch’essi lontani: due piccoli punti gialli, così affascinanti, così ipnotici. Non potevo smettere di fissarli, mentre la pioggia continuava a sferzarmi insistente e loro si facevano più grandi, e più grandi, e più grandi… Non avvertivo nessun pericolo, solo la bellezza e il fascino di quei fari. Il dolce barlume dell’oblio. Bastarono pochi attimi, e l’oblio arrivò.

Quelle luci mi furono immediatamente addosso, mi entrarono dentro. Sentii il mio corpo ripiegarsi letteralmente su se stesso: l’auto mi colpì dritto allo stomaco, il busto si flesse in avanti e sbattei il viso sul cofano. Non ne distinsi nemmeno il colore, con gli occhi che mi si oscuravano di una luce rossa e brillante. Vedevo solo rosso e, al contempo, avvertivo il sapore acido e metallico del sangue che mi riempiva naso e bocca. Non sentivo più niente, non volevo più sentire nulla.

Ero morto.

No, invece.

Ero più vivo di prima.

 *

Non ho idea di quanto avessi dormito. O meglio, di quanto fossi rimasto svenuto. Aprii gli occhi lentamente, e questi mi bruciarono in modo mai provato prima, imbattendosi in una luce così bianca e forte da sembrare quasi tagliente. Credevo di essere in una stanza d’ospedale e tesi le orecchie in cerca dei suoni freddi dei macchinari. Invece, quando finalmente misi a fuoco, mi accorsi di essere proprio davanti alla stazione, nell’esatto punto in cui mi ero fatto investire.

Mi alzai a rilento, temendo di sentire male. Invece nulla: non avvertivo alcun dolore. Mi toccai i vestiti ed erano intatti, portai la mano al naso tastando in cerca di sangue raffermo ma non lo trovai. Nemmeno il resto del corpo aveva ferite.

Mi girai attorno preoccupato, come straniato: ma non c’era nessuno. Anzi, non c’era nulla: né l’auto contro cui avevo sbattuto, né altri veicoli parcheggiati, né persone che camminavano o entravano nei negozi. Dall’altra parte della stazione, sulla strada provinciale solitamente attraversata da auto e camion in quantità, non passava nessuno. Rimasi seduto sul marciapiede, in attesa. In attesa di qualcosa o qualcuno che non passava, che non sarebbe passato per parecchio tempo.

Nel tentativo di capire l’ora, cercai di allungare lo sguardo fino all’orologio del palazzo del municipio, dall’altra parte della piazza, ma non riuscii a distinguere le lancette. Anche il cielo era indefinito, immerso com’era in una distesa bianca e lucente che infondeva su tutto una luce pallida e cruda. Cosa stava succedendo? Perché tutta la città era deserta? Cos’era quell’aura candida sparsa su tutto?

Passarono i giorni, o almeno credo, dato che non veniva mai notte e non riuscivo a distinguere il passare del tempo. Vagai un po’ per la città ed era completamente disabitata,  inanimata dappertutto: negozi, strade, case.

Ero solo. Come avevo voluto. Forse.

 *

Non mi pareva di essere morto. Anzi. Dopo essermi goduto per qualche periodo quella straniante solitudine, iniziai a patire la mia condizione di naufrago nel mare di quella città così bianca e deserta.

Non c’era nessuno, non c’era niente. Avevo fame, la luce albina mi impediva di dormire, i dubbi e l’incomprensibilità di tutto quell’oblio mi ferivano la mente come lame.

Ero caduto in un limbo assurdo e crudele. E non me ne capacitavo: non avevo forse già sofferto abbastanza?

Inizialmente cercai di trovare una spiegazione a quella inconcepibile punizione che stavo scontando. Ben presto, però, tutte le preoccupazioni passarono, perdendo senso, e ogni domanda che riuscivo appena a formulare non aveva già più consistenza.

Ero vuoto, riarso, abbattuto.

Ad un certo momento, non so quando, mi sdraiai sfinito su una panchina di fronte alla fontana al centro della piazza. Stranamente i suoi zampilli erano l’unico accenno di movimento in quello statico mondo a parte. Nell’imperturbabile alba bianca, la statua della Dafne, pur nella sua fissità, portava eternamente scolpito nella pietra un moto, una mutazione. Da ninfa ad albero, da vittima braccata a sacrato ornamento.

Simbolo di anelito, speranza, salvezza.

Fu proprio osservando la statua, bianca come bianco appariva il resto del mondo, che ebbi la folgorazione. Mi salvai anch’io, in quel momento.

Disgregazione, mutamento, rinascita.

Dovevo ricominciare. Tutto. Da capo. Un’altra possibilità.

Fu in quel momento che riuscii a prendere sonno. Ma esso era bianco, luminoso e sospeso come tutte le cose. Ad un certo punto, la luce si ritirò, divenendo sempre più piccola, sempre più piccola, tanto da ridursi a due punti, due fari. Due fari che stavano diventano gialli. Sotto la pioggia.

                                                             *
La pioggia continuava a cadere incessantemente. Ero ancora in mezzo alla strada, fradicio e con la testa che pulsava dalla confusione. L’auto che aveva rischiato d’investirmi sbandò leggermente per evitarmi, invadendo la corsia opposta per poi tornare velocemente nella propria prima di scontrarsi col veicolo in arrivo dal verso contrario. I suoni infuriati dei clacson mi riportarono alla realtà.

Non distinguevo più verità e immaginazione, presente e  passato. Però sapevo cosa fare.

Mi voltai e iniziai a correre dall’altra parte, tornando sui miei passi. Attraversai di nuovo la piazza, ancora una volta non mettendo a fuoco nulla se non la mia meta.

Le colline in lontananza, i cestini bianchi e verdi, la pizzeria, il cinema, l’edicola, l’altro parcheggio, le poste, la fontana con la Dafne, gli alberelli appena piantati, l’estintore rosso in stile americano, il baretto con gli ombrelloni fuori in strada, le transenne traforate, i cartelloni delle lauree, il negozio di occhiali, l’edificio in eterna costruzione, il totem della biblioteca, la libreria, il parcheggio a pagamento semivuoto, la sottile colonna col Grifo alle mie spalle…

Correvo, correvo.

La raggiunsi in pochi attimi, ansimando per la fatica e per l’angoscia. Mi ritrovai di nuovo di fronte al Nazionale, proprio sotto l’orologio del Municipio.

Lei era lì, che mi aspettava triste e disperata. Avevo solo voglia di abbracciarla. Avevo solo voglia di dimenticare.

Anche lei era sotto la pioggia, anche lei in lacrime.

E il mondo continuava a piangere con noi.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. racconti corriere vicentino luce bianca

permalink | inviato da libermente il 29/8/2008 alle 13:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


15 luglio 2008

Liberlist d'estate

Gli arretrati di giugno e luglio. Ad agosto la Liberlist salta, torna in settembre. 


SEI LIBRI DA ASSAGGIARE A PICCOLI BOCCONI
1. Ramón Gómez de la Serna, Ciao! Come Stai? (Polistampa) «Se uno si conosce troppo, smette di salutarsi», «Tutti i salami s’impiccano», «A volte un bacio non è che un chewing gum condiviso»: sono alcune greguerías, frasi fulminanti, giochi di parole e guizzi d’ingegno nella formula messa a punto da questo genio del Modernismo spagnolo.
2. Oscar Wilde, Detti e aforismi (Bur) Il meglio di quello che è definito «il più arguto parlatore del secolo» (la definizione è di Joyce) in una serie di brevi frasi: ricercate, perfette, taglienti. Impossibile resistere alle perle del dandy decadente per eccellenza, uno che di professione faceva il genio.
3. Umberto Saba, Canzoniere (Einaudi) Le poesie si leggono spesso una ad una, a bocconi appunto. Ma i componimenti di Saba si fanno leggere in successione, si legano l’un l’altro, ricostruendo meravigliosamente la vita di un uomo, la vita di un grande poeta.
4. Gabriele Romagnoli, Solo i treni hanno la strada segnata (Mondadori) Dire che Romagnoli è il giornalista più acuto del panorama italiano mi sembra quasi banale: basta leggere i suoi pezzi. O questi brevi racconti, tanti piccoli frammenti di romanzo che descrivono un’umanità e un mondo variegati, incessanti, sempre alla ricerca di un destino, di una piccola felicità, di una “strada segnata”.
5. Dino Buzzati, In quel preciso momento (Mondadori) L’autore de Il deserto dei Tartari si rivela qui in una serie di prose brevissime e racconti lampo, appunti e stringate divagazioni: una miniera narrativa inesauribile che rivela l’infinita inventiva, la vivace ironia ma anche i risvolti più malinconici (prendete ad esempio La morte del cane o lo stesso In quel preciso momento) di uno dei narratori italiani più creativi del Novecento.
6. Maurizio Ferraris, Il tunnel delle multe (Einaudi) Se durante un tragitto un eccesso di velocità viene registrato tre volte, quante volte si è superata tale velocità? Una, tre, infinite, come nell’antico paradosso di Zenone? Frizzanti e insolite riflessioni su oggetti e casi quotidiani dalla vita: dal blackberry alle clarks, dalla barzelletta all’ipermercato, dal post-it al treno e così via, per filosofi dilettanti e non. 

SEI LIBRI PER FARE IL GIRO DEL MONDO (E NON SOLO)
1. Giovanni Macchia, Le rovine di Parigi (Mondadori) Esplorare la capitale francese significa innanzitutto tuffarsi in un viaggio geografico e culturale senza pari, percorrerne le rues vuol dire incrociare i ritratti di artisti e intellettuali di ogni tempo. E il più grande francesista italiano rende questo itinerario lieve e godibilissimo.
2. Tiziano Terzani, In Asia (Tea) Il racconto di una vita, di un’esistenza che si intreccia con le vicende di un intero continente. Terre fantastiche e al contempo profondamente reali che sono state descritte ma anche descrivono uno degli uomini più profondi degli ultimi decenni.
3. Eric Homberger, New York City (Bruno Mondadori) New York è il tempio urbano della cultura mondiale, un oceano di grattacieli, strade, storie, luci, contraddizioni. Seguendo la grande tradizione di Chatwin, uno splendido reportage di racconti e immagini che porta alla scoperta delle origini e delle complessità della città più città al mondo attraverso i suoi luoghi chiave.
4. Aldous Huxley, Oltre la baia del Messico (Ed. Riuniti) Fra i più grandi scrittori di inizio ‘900, autore di un capolavoro distopico come Il mondo nuovo, qui racconta un viaggio in America Centrale nel 1933, quando ancora non c’erano le metropoli, il sovraffollamento, i problemi economici. Non un paradiso, ma certo un’oasi in cui la frenesia economica moderna non era ancora giunta.
5. AA.VV., La bambola e il robottone (Einaudi) Infantilismo, manga iperrealistici, pop esasperato, sessualità ardite e confuse, tecnologia alienante: sono alcuni dei tratti più estremi della nuova cultura giapponese che dopo la crisi economica degli anni Ottanta-Novanta, si trova a confronto con un’identità sospesa fra un passato millenario e un presente confusionario.
6. Cilauro-Gleisner-Sitch, Molvania (Rizzoli) Se quest’estate volete visitare la cittadina di Gyrorik e sorseggiare il zeerstrum, bevanda ufficiale di questo paese, avrete un po’ di difficoltà. Perché questa è la prima Jet Lag Guide, guida a paesi inesistenti che fa il verso alle celeberrime Lonely Planet. Per viaggiare con la fantasia.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. liberlist corriere vicentino

permalink | inviato da libermente il 15/7/2008 alle 11:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


29 maggio 2008

Liberlist Maggio 2008



Sei libri per sopravvivere alla catastrofe


1. Voltaire, Candido o l’ottimismo Il più sferzante degli illuministi, di fronte ai cataclismi dell’era moderna, frusta con maestria ogni teoria sul “migliore dei mondi possibili”. Altro che ottimismo, l’ultima nostra speranza è l’ironia!
2. Walter Tevis, L’uomo che cadde sulla Terra (minimum fax) Uno dei capolavori fantascientifici più sottovalutati: un alieno piomba sulla Terra per cercare la salvezza del suo mondo devastato. Purtroppo non sa che la vera distruzione sta nei terrestri che lo perseguiteranno. Una parabola umanissima e struggente.
3. J.-D. Bauby, Lo scafandro e la farfalla (Ponte alle Grazie) Le sciagure più terribili sono quelle che avvengono in pochi attimi: un ictus, ad esempio. In questa autobiografia si mostra come, per fuggire da un corpo che pesa come uno scafandro, l’unica via sia la fantasia.
4. Alessandro Baricco, I barbari (Fandango) Come l’Impero Romano, la nostra epoca è minacciata da pressanti barbari. Sono alle porte, e noi non li vediamo. Cosa vogliono? Baricco tratteggia gli elementi di dispersione della nostra società e pone un’altra, più significativa domanda: siamo sicuri che i barbari siano loro e non noi?
5. Cormac McCarthy, Non è un paese per vecchi (Einaudi) Avete visto l’ultimo film dei fratelli Coen, quello del killer spietato e dello sceriffo vecchio e stanco? Lo sceriffo a un certo punto dice, riguardo al killer: «mi chiedevo se non fosse un nuovo tipo di persona». La mutazione è in atto, il cataclisma alle porte, l’unica soluzione è rendersene conto e, forse, farsi da parte.
6. Stefano Benni, La compagnia dei celestini (Feltrinelli) Un orfanotrofio spettrale. Una multinazionale spietata. Una società sporca e grottesca. E un gruppo di ragazzini che sbaraglieranno tutti giocando alla Pallastrada. Una partita a pallone ci salverà.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. liberlist libri corriere vicentino

permalink | inviato da libermente il 29/5/2008 alle 19:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia     marzo        maggio

      

 
 


NOW ONLINE

hit counters



.......LIBER ENDORSES..........
Obama (
*)
Zapatero (
*)
Veltroni (
*)
Fracasso (*)

............LIBERLIST................

Inizia la collaborazione con il mensile Corriere Vicentino per la rubrica Liberlist.
03/08 (*) - 04/08 (*) - 05/08 (*) - 06/08 (*) - 07/08 (*) - 09/08 (*) - 10/08 (*) - 11/08 (*) - 12/08 (*)




............DISSENSI.................
La quinta, nuovissa edizione inizia il 28 febbraio 2009. Il tema di quest'anno è: Razza Bastarda. Il blog con tutti gli aggiornamenti sul tema e gli eventi in cartellone è
qui.


..........LIBER MUSIC..............
Madonna Live in Paris 21.09.08 (*)
Coldplay Live in Milan 30.09.09 (*)


....LIBER RECOMMENDS........


null (*)

La Jolanda furiosa (*)

Finale aperto. Vita scritta da se stesso  (*)

Day & Age (*)

Alla mia età (*)

P.S. I love you (*)

....CHANGE THE WORLD........
Green Life: Live Earth (
*)
Aids: Staying Alive (
*)
Millenium Campaign: End Poverty 2015 (
*), Mtv No Excuse 2015 (*)
Praying for Burma: Aung Suu Kyi (
*), Burma Campaign (*)
Diritti umani: Amnesty International (
*)