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25 aprile 2009

S.O.S. Brunetta

Solo se avete assistito su Raidue alla intervista glaciale a Renato Brunetta appena andata in onda potete capire il tragico stato in cui mi trovo. Un senso di angoscia, disgusto, nervosismo e frustrazione mi attanaglia. Quell'uomo è un concentrato di arroganza, pignoleria, saputaggine e insopportabilità che sono inversamente proporzionali solo alla sua bassezza. Credo che nemmeno una fornitura a vita di Lexotan mi salverà. Sono condannato a una vita di insonnia, ulcera cronica e dipendenza eterna dal variegato al caramello.
Daria ha saputo tener botta, ovviamente, ma l'ho vista veramente brutta. Adesso comunque vado a bermi una vasca da bagno di valeriana, vediamo se riesco a dormire stanotte.

p.s. Adesso è pure arrossita, con Gepi Cucciari. Una puntata storica.



16 aprile 2009

Anche i grandi amori...

Daria torna alla sua vita normale, quella cioè prima di Facebook. Dobbiamo disintossicarci un po' tutti, forse?
"
Addio monti, non ce la faccio più. Devo lasciarvi, forse ci rivedremo di tanto in tanto, ma senza impegno, senza promesse o responsabilità. Non sono fatta per amare a metà: o tutto o niente, la vita impone già abbastanza compromessi. Ma con 4.959 amici e 7.096 in attesa di essere accettati, capite che mi sta venendo l’angoscia?
Mi sono accorta che Facebook mi prende troppo tempo. Uno dice: «Che cosa vuoi che sia, mezzoretta al giorno?». Ma non è mai mezz’ora. Alla fine, se vuoi rispondere alla posta e dare un’occhiata agli altri messaggi, come minimo ti parte un’ora. E un’ora al giorno non ce l’ho. Sono ssschiava, come diceva mia madre. Ssschiava del lavoro e della famiglia. Ma famiglia e il lavoro non si possono trascurare. Facebook sì. E quindi adieu, adieu.
Ora nei rari momenti liberi tornerò a leggere un libro. E la mattina, prima di portare i bambini a scuola, innaffierò le piante, o giocherò col gatto, invece di guardare la posta. È stato bello. Breve ma intenso. Nove settimane e mezzo di passione, come nella migliore tradizione dell’amour fou.
Mi ero iscritta il 24 gennaio. Tre giorni dopo sarebbe uscito il mio libro e volevo che chi lo leggeva potesse dirmi che cosa ne pensava. Allo stesso scopo avevo messo un indirizzo email sull’aletta del libro, ma so che molti pensano che dietro questi indirizzi ci sia un ufficio stampa. Invece c’ero solo io, col mio Mac Air tutto pieno di ditate. Facebook mi sembrava più vero, più democratico e umano. E difatti lo è. Pure troppo. E come gli umani vuole attenzione e cure. E se non lo curi, s’incazza di brutto. Comincia a dirti che lo vuoi sfruttare a fini promozionali. Che pensi solo ai fatti tuoi. Che sei besctia ed egoiscta.
Si scherza, amici. Io vi voglio bene. Ho fatto tanti incontri carini su Facebook: Francesca, Chiara, Paolo, Nicoletta, Andrea, Salwa, Fabio e migliaia di altri.
Mi avete raccontato un sacco di cose interessanti. Ma che senso ha continuare se so perfettamente che vi deluderò, non vi darò mai abbastanza, e per quanto mi sforzi di rispondere a tutti lascerò sempre indietro qualcuno? Da un po’ sentivo che dovevo lasciare. Fino al colpo di grazia. Essere in viaggio, scollegata, proprio quando, dopo il terremoto, avrei potuto rispondere agli amici abruzzesi che chiedevano aiuto, conforto, presenza. Dopo tanto cazzeggiare, per una volta che si poteva essere davvero utili anche solo con una parola, io non c’ero.
Ora tornerò al mio Barbablog, che ha saputo attendermi con dignità e riserbo, senza lamentarsi di essere stato trascurato per uno più giovane. Curerò la pagina fb dei fan di Non vi lascerò orfani, perché chiede poche attenzioni. Qualche volta, di nascosto, mi farò un giro, per controllare le novità, per dare un’occhiata. Ma con i baffi finti e il bavero dell’impermeabile alzato. E se mai un giorno dovessi ritornare, «adderò» solo gli amici che sono sicura di poter coltivare. Dicono gli esperti che non possono essere più di cento, centocinquanta. Adieu, adieu."
Di Daria Bignardi da Vanity Fair di questa settimana (e sul Barbablog qui)



20 marzo 2009

The ice was there, the ice was there, the ice was all around

{B}La Bignardi debutta su Rai2: un programma artigianale{/B}

Stasera ore 23.40, Raidue


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5 marzo 2009

Dal 20 Marzo


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11 febbraio 2009

Copertina

 



5 febbraio 2009

Facebook-Furentismo

Daria Bignardi sul suo libro e su Facebook, quelli che mettono il cognome prima del nome, le "amicizie" virtuali che a volte lasciano segni un po' speciali...
"Ero prevenuta. Pensavo che Facebook fosse l’ennesima trappola succhia tempo ed energie, un modo per risparmiarsi la fatica di costruire rapporti veri… Insomma pensavo tutto il repertorio di luoghi comuni possibili, alcuni dei quali rimangono veri. Un po’ lo è, Facebook, un trastullo. Ma ammazza quanto è divertente. E soprattutto, democratico. C’è di tutto e ci puoi fare di tutto. Sta a noi poi decidere se usarlo sobriamente o compulsivamente. E in ogni caso, saranno anche fatti nostri, come usarlo.
Mi sono iscritta dieci giorni fa, un sabato sera. Stava per uscire il mio libro. Ci tengo, a questo libro. Qualcuno mi avrà sentita parlarne a Che tempo che fa: Fazio ha detto che è un libro spudorato, e ha ragione. Ma io non potevo fare a meno di scriverlo. Succede, nella vita. Insomma, stava per uscire questo libro e mi sono detta che potevo mettere la copertina su Facebook. Mi sono iscritta, ho messo una foto colorata, ho chiesto l’amicizia di quelli che sapevo iscritti: mio suocero, mia sorella, le mie nipoti, due amici e tre colleghi. La prima persona che ha accettato la mia richiesta di amicizia mi ha emozionato. Da lì in poi, avendone scritto sul nostro blog e parlato accidentalmente da Fazio, sono arrivate centinaia di richieste d’amicizia. Ho deciso di accettare tutti, mi sembrava… più educato. E più democratico, appunto.
Sono successe cose belle, come il primo messaggio di un lettore di Non vi lascerò orfani: Paolo, di vent’anni, che mi ha fatto piangere (sì, lo so, ultimamente piango spesso: come qualcuno mi ha fatto notare sul Barbablog, è che sto invecchiando, abbiate pazienza). Poi mi ha scritto una ragazza che abitava di fronte a me tre case fa: era una bambina di 5 anni, adesso è una pin up di 25. Poi due amici che non sentivo da mille anni. Ma soprattutto si sono affacciati sul mio computer centinaia di volti. Signori anziani, teenager, ragazze carine, ragazze meno carine ma sempre carine, signore grasse con la faccia da prof, bonazzi coi Ray-Ban sulla testa, colleghi giornalisti, due disegnatori che stimo tantissimo, certi conoscenti dimenticati. E poi tizi calvi, tizi boccoluti, tizi con gli occhiali. E i nomi, che belli i nomi delle persone. Nomi comuni, nomi strani. E la cosa più bella è quando accetti qualcuno pensando «Certo che questo ha un po’ la faccia da pirla» e poi ti scrive la cosa più profonda, più imprevedibile, più bella di tutti.
A un certo punto ho capito che non potevo accettare proprio tutti. E ho stabilito un minimo criterio di scelta: un «accetto» istintivo a quelli che mi ispirano qualcosa, per la faccia o il nome o l’immagine che hanno scelto. E un «ignora» a chi mette il cognome prima del nome. Snob finché volete, ma insomma un criterio ci voleva: e allora niente cognomi prima del nome, niente lumaconi e lumacone, niente ultras.
Non so quanto potrò andare avanti così: il tempo è quello che è. Però ho capito che il colpo di genio di Facebook sta in una parola, una semplice parola che sottointende un patto di solidarietà e rispetto, cose non sempre sottointese in Internet.
La parola è: «Amicizia»." (da qui, anche su Vanity Fair di questa settimana)

Non vi lascerò orfani
Daria sarà oggi alle 11 circa da Linus a Deejay Chiama Italia, su Radio Deejay e All Music



31 gennaio 2009

Io non ci sarò

Tutto quello che dirò potrà sembrare di parte, perchè io adoro tutto quello che fa Daria Bignardi. Però quando si parla di libri credo di aver sviluppato un orecchio abbastanza sensibile, allenato anche a superare le simpatie più forti. Ebbene, Non vi lascerò orfani, il libro della giornalista uscito martedì per la Mondadori, è un libro intenso, profondo, scritto con un'agilità che potrebbe sembrare quasi noncuranza, ma che in realtà si rivela essere levità e candore: è scritto «senza guardare», come tutte le cose che la madre di Daria - vera protagonista assoluta del libro - faceva d'istinto ma che riuscivano miracolosamente bene.
Giannarosa, detta «la Gennerosa», è appunto la figura chiave di queste memorie che si dipanano da un momento di lutto (la sua scomparsa l'anno scorso) e che arrivano a ricostruire un mondo che probabilmente non c'è più, un mondo fatto di relazioni vere e immediate, di famiglie grandi e intrecciate, di scorci di provincia e di campagna che danno nostalgia e fanno tenerezza, simpatia. C'è Ferrara, di sottofondo, che chi ha letto Bassani (il preferito di Donatella, la sorella dell'autrice) non può ricordare se non con rapimento e fascino, ma c'è anche un'intera Italia di provincia fra i Sessanta e i Settanta, ancora in cerca di un'identità o che forse sapeva fin troppo bene chi era («da piccolo-borghesi di città ci trasformavamo in signorotti di campagna», dice Daria ad un certo punto parlando delle trasferte del weekend nella villa di famiglia in campagna).
E, tutt'attorno, una sfilata di volti e di personaggi come se si stesse sfogliando un album con fotografie in bianco e nero, ingiallite ma sempre "testimoni": i bisnonni, i nonni, le varie zie, i gatti di famiglia, qualche antenato di origine nobiliare e perfino un santo. Tutti con le loro caratteristiche più o meno buffe, più o meno incredibili. Ma poi c'è soprattutto lui, Vico, il babbo: degno contraltare di una donna particolare, autoritaria e controllata, ma anche fragile e straordinaria, lui era affascinante, forse sfuggente, dalla giovinezza irrequieta e avventurosa, dal piglio deciso ma anche buffo; fra i due, da giovani e durante la guerra, fu subito «furentismo», cioè passione sentimentale improvvisa e irrefrenabile, da veri e puri innamorati.
Ci sarebbero tutti i presupposti per un romanzo coi fiocchi, ma Daria Bignardi, da brava giornalista e narratrice della realtà e della verità piuttosto che della finzione, ricostruisce, con lo stile fluido che caratterizza le sue brevi pennellate, la storia di una vita, della sua vita, rendendo il lettore partecipe anche dei momenti di dolore e smarrimento più grandi. Sono allora i piccoli gesti (il tenere per mano il marito, il commentare l'aspetto della dottoressa che per ultima ha visto la madre, la battuta di un figlio piccolo, ...) che soccorrono le parole e fanno intuire la profondità di una ricerca in se stessa e nelle memorie di una vita che sembrano impareggiabili.
Quello che Daria Bignardi ha scritto non è un libro di morte, infatti: è piuttosto un percorso attraverso la vita, attraverso varie vite, attraverso la loro imprevedibilità, la loro varietà, la loro infinita ricchezza. Quando ci racconta della madre, del suo essere ansiosa e spesso impenetrabile, dei rapporti con lei non sempre facili, dei gesti non portati a termine o delle parole non dette, ci racconta di quello che capita in ogni esistenza, in ogni rapporto con i propri genitori. Ci crediamo tutti colpevoli, ma abbiamo amato e siamo stati amati in un modo difficile da concepire. Raccontarsi in questo modo significa anche fare i conti con qualcosa di irrisolto che alberga in ognuno di noi, che tormenta il nostro senso di colpa e ci fa domandare se abbiamo fatto abbastanza: «perchè quello che non abbiamo dato pesa più di qualunque cosa possiamo aver perso: tempo, divertimento, riposo. Ti illudi che ora che l'hai capito passerai il resto della vita ad amare gli altri. Forse lo farai. Forse no.»
E' un libro stupendo, questo, che fa commuovere ma (soprattutto) strappa gustosissime risate (si ride tanto soprattutto con il fratello Micione). E' un libro che ti avvolge e non ti lascia andare, ti resta attorno come se la famiglia di cui si racconta fosse la tua: capita quando chi lo scrive ci mette l'anima.


Daria Bignardi sarà stasera ospite a Che tempo che fa da Fabio Fazio (dalle 20,10 Raitre)



27 gennaio 2009

"Micione, la coda!"

Oggi (un po' a sorpresa, almeno per me) esce il libro di Daria Bignardi. Si chiama Non vi lascerò orfani ed è edito da Mondadori. Lo spunto narrativo è la riflessione sulla scomparsa della madre dall'autrice, avvenuta l'anno scorso. Ma, come dice la stessa Daria, è un libro che parla più di vita che di morte. Si può leggere il primo capitolo online qui (anche qui sotto) e un'altra anticipazione su Wittgenstein qui



12 dicembre 2008

La fine di un'era

Stasera ore 21.10 circa, La7.
«Noi poi ci rivediamo qui».



16 giugno 2008

Dicheno: da La7 a La2

Sarà vero? A quanto sostiene Dagospia, dopo i tagli annunciati (e che si stanno mettendo in atto) a La7 dalla nuova gestione Bernabè-Stella, Daria Bignardi traslocherà con le Invasioni e tutto il cucuzzaro (la produzione è Endemol) a Raidue. Chissà.
"Alla fine, vedrete, La7 rimarrà con una sola regina, la curvacea dalla voce stridente Ilaria D’Amico. E’ stata la prima ad accettare le nuove condizioni economiche (pare 400 mila euro per stagione) imposte dal “Er Canaro” amministratore delegato Stella. [...]
E il numero 1 de La7, al secolo Daria Bignardi, che fine farà? Tranquilli perché il birignao più snobbetto del Belpaese, dopo un caldo scontro con Stella, ha davanti un nuovo splendido orizzonte: le telecamere di Rai2.
Il direttore Tony Marano, dopo aver accalappiato la Canalis per l’amato Gnocchi, ha già inviato all’ufficio contratti di viale Mazzini, retto da Lorenza Lei, una bozza di accordo economico con la Daria. Che prevede, a partire dal 1 febbraio, le Invasioni Barbariche riverniciate a nuovo in un primo tempo in onda in seconda serata per poi fare up-grade in prima. Intanto, fino al 31 dicembre, è ancora vivo il contratto di Birignao Bignardi con La7."


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