.
Annunci online

  libermente [ libri, arte, attualità ed altro ... tutto visto da me ]
 
 
         
 


Ultime cose
Il mio profilo


WITTGENSTEIN: il mio padre blog (anche se non lo sa)
BARBABLOG di Daria Bignardi
SELVAGGIA
MACCHIANERA
MANTEBLOG
DAVEBLOG
FREDDY NIETZSCHE
DAGOSPIA
Castenaso Forever
Garbo
Luporfeo
MelaMelinda
Grooming
SantaOpposizione
Pazzo per Repubblica
Aislinn
Coffee
Rip
>>DisSensi<<
IN THE NEWS
La Repubblica
La Stampa
Corriere della Sera
Internazionale
Il Foglio
Internation Herald Tribune
Le Monde
MISCELLANEOUS
Fa sempre bene comprare un buon libro/1
Fa sempre bene comprare un buon libro/2
Will&Grace, Gilmore Girls&company: il mio sito preferito sui tf
Tutte le news sul satellite e sul digitale terrestre (AGGIORNATISSIMO!)
L'evoluzione delle grafiche televisive inglesi dalla BBC a SKY (IN INGLESE)
Che mondo sarebbe senza Mtv!?!
WIKIPEDIA (IT)
WIKIPEDIA (EN)
WIKIPEDIA (FR)
WIKIPEDIA (ES)

cerca
letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 


29 aprile 2009

Samaritani (scarsi) con i soldi degli altri

"La Cei ha stanziato per i terremotati d'Abruzzo 5 milioni di euro. E' la medesima Chiesa che ogni anno di milioni ne incassa 4 mila dagli italiani, tra finanziamenti diretti e indiretti, nazionali e locali, vari privilegi e infiniti sgravi fiscali. Inizialmente i vescovi ne avevano stanziati 3. Un bel gesto per un terremoto che si è esteso su 650 chilometri quadrati, ha ucciso 300 persone, ne ha ferite il triplo, ha sbriciolato migliaia di case, ha creato 20 mial sfollati distribuiti in campi di fortuna assediati dalla pioggia, dal freddo e dal fango.
Poi deve essere stata la vergogna. Oppure la notizia che varie associazioni laiche erano pronte a proporre di devolvere quest'anno l'8 per mille ai terremotati. Non sia mai. L'8xmille equivale a un miliardo di euro che finisce quasi interamente nelle casse di Papa Ratzinger. (...)
E infatti il cardinal Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, profittando della sua visita in Abruzzo per testimoniare "preghiere e vicinanza" al gregge dei senza casa, ne ha aggiunti subito 2 di milioni: «Come ulteriore segno concreto della Chiesa per la ricostruzione». Un gesto generoso. Annunciato subito in diretta tv, mentre passeggiava fra i feriti, e anziane sfollate si inchinavano a baciargli l'anello."
Dalla rubrica "No Grazie" di Pino Corrias su Vanity Fair di questa settimana (n°18)



16 aprile 2009

Anche i grandi amori...

Daria torna alla sua vita normale, quella cioè prima di Facebook. Dobbiamo disintossicarci un po' tutti, forse?
"
Addio monti, non ce la faccio più. Devo lasciarvi, forse ci rivedremo di tanto in tanto, ma senza impegno, senza promesse o responsabilità. Non sono fatta per amare a metà: o tutto o niente, la vita impone già abbastanza compromessi. Ma con 4.959 amici e 7.096 in attesa di essere accettati, capite che mi sta venendo l’angoscia?
Mi sono accorta che Facebook mi prende troppo tempo. Uno dice: «Che cosa vuoi che sia, mezzoretta al giorno?». Ma non è mai mezz’ora. Alla fine, se vuoi rispondere alla posta e dare un’occhiata agli altri messaggi, come minimo ti parte un’ora. E un’ora al giorno non ce l’ho. Sono ssschiava, come diceva mia madre. Ssschiava del lavoro e della famiglia. Ma famiglia e il lavoro non si possono trascurare. Facebook sì. E quindi adieu, adieu.
Ora nei rari momenti liberi tornerò a leggere un libro. E la mattina, prima di portare i bambini a scuola, innaffierò le piante, o giocherò col gatto, invece di guardare la posta. È stato bello. Breve ma intenso. Nove settimane e mezzo di passione, come nella migliore tradizione dell’amour fou.
Mi ero iscritta il 24 gennaio. Tre giorni dopo sarebbe uscito il mio libro e volevo che chi lo leggeva potesse dirmi che cosa ne pensava. Allo stesso scopo avevo messo un indirizzo email sull’aletta del libro, ma so che molti pensano che dietro questi indirizzi ci sia un ufficio stampa. Invece c’ero solo io, col mio Mac Air tutto pieno di ditate. Facebook mi sembrava più vero, più democratico e umano. E difatti lo è. Pure troppo. E come gli umani vuole attenzione e cure. E se non lo curi, s’incazza di brutto. Comincia a dirti che lo vuoi sfruttare a fini promozionali. Che pensi solo ai fatti tuoi. Che sei besctia ed egoiscta.
Si scherza, amici. Io vi voglio bene. Ho fatto tanti incontri carini su Facebook: Francesca, Chiara, Paolo, Nicoletta, Andrea, Salwa, Fabio e migliaia di altri.
Mi avete raccontato un sacco di cose interessanti. Ma che senso ha continuare se so perfettamente che vi deluderò, non vi darò mai abbastanza, e per quanto mi sforzi di rispondere a tutti lascerò sempre indietro qualcuno? Da un po’ sentivo che dovevo lasciare. Fino al colpo di grazia. Essere in viaggio, scollegata, proprio quando, dopo il terremoto, avrei potuto rispondere agli amici abruzzesi che chiedevano aiuto, conforto, presenza. Dopo tanto cazzeggiare, per una volta che si poteva essere davvero utili anche solo con una parola, io non c’ero.
Ora tornerò al mio Barbablog, che ha saputo attendermi con dignità e riserbo, senza lamentarsi di essere stato trascurato per uno più giovane. Curerò la pagina fb dei fan di Non vi lascerò orfani, perché chiede poche attenzioni. Qualche volta, di nascosto, mi farò un giro, per controllare le novità, per dare un’occhiata. Ma con i baffi finti e il bavero dell’impermeabile alzato. E se mai un giorno dovessi ritornare, «adderò» solo gli amici che sono sicura di poter coltivare. Dicono gli esperti che non possono essere più di cento, centocinquanta. Adieu, adieu."
Di Daria Bignardi da Vanity Fair di questa settimana (e sul Barbablog qui)



11 febbraio 2009

Copertina

 



5 febbraio 2009

Facebook-Furentismo

Daria Bignardi sul suo libro e su Facebook, quelli che mettono il cognome prima del nome, le "amicizie" virtuali che a volte lasciano segni un po' speciali...
"Ero prevenuta. Pensavo che Facebook fosse l’ennesima trappola succhia tempo ed energie, un modo per risparmiarsi la fatica di costruire rapporti veri… Insomma pensavo tutto il repertorio di luoghi comuni possibili, alcuni dei quali rimangono veri. Un po’ lo è, Facebook, un trastullo. Ma ammazza quanto è divertente. E soprattutto, democratico. C’è di tutto e ci puoi fare di tutto. Sta a noi poi decidere se usarlo sobriamente o compulsivamente. E in ogni caso, saranno anche fatti nostri, come usarlo.
Mi sono iscritta dieci giorni fa, un sabato sera. Stava per uscire il mio libro. Ci tengo, a questo libro. Qualcuno mi avrà sentita parlarne a Che tempo che fa: Fazio ha detto che è un libro spudorato, e ha ragione. Ma io non potevo fare a meno di scriverlo. Succede, nella vita. Insomma, stava per uscire questo libro e mi sono detta che potevo mettere la copertina su Facebook. Mi sono iscritta, ho messo una foto colorata, ho chiesto l’amicizia di quelli che sapevo iscritti: mio suocero, mia sorella, le mie nipoti, due amici e tre colleghi. La prima persona che ha accettato la mia richiesta di amicizia mi ha emozionato. Da lì in poi, avendone scritto sul nostro blog e parlato accidentalmente da Fazio, sono arrivate centinaia di richieste d’amicizia. Ho deciso di accettare tutti, mi sembrava… più educato. E più democratico, appunto.
Sono successe cose belle, come il primo messaggio di un lettore di Non vi lascerò orfani: Paolo, di vent’anni, che mi ha fatto piangere (sì, lo so, ultimamente piango spesso: come qualcuno mi ha fatto notare sul Barbablog, è che sto invecchiando, abbiate pazienza). Poi mi ha scritto una ragazza che abitava di fronte a me tre case fa: era una bambina di 5 anni, adesso è una pin up di 25. Poi due amici che non sentivo da mille anni. Ma soprattutto si sono affacciati sul mio computer centinaia di volti. Signori anziani, teenager, ragazze carine, ragazze meno carine ma sempre carine, signore grasse con la faccia da prof, bonazzi coi Ray-Ban sulla testa, colleghi giornalisti, due disegnatori che stimo tantissimo, certi conoscenti dimenticati. E poi tizi calvi, tizi boccoluti, tizi con gli occhiali. E i nomi, che belli i nomi delle persone. Nomi comuni, nomi strani. E la cosa più bella è quando accetti qualcuno pensando «Certo che questo ha un po’ la faccia da pirla» e poi ti scrive la cosa più profonda, più imprevedibile, più bella di tutti.
A un certo punto ho capito che non potevo accettare proprio tutti. E ho stabilito un minimo criterio di scelta: un «accetto» istintivo a quelli che mi ispirano qualcosa, per la faccia o il nome o l’immagine che hanno scelto. E un «ignora» a chi mette il cognome prima del nome. Snob finché volete, ma insomma un criterio ci voleva: e allora niente cognomi prima del nome, niente lumaconi e lumacone, niente ultras.
Non so quanto potrò andare avanti così: il tempo è quello che è. Però ho capito che il colpo di genio di Facebook sta in una parola, una semplice parola che sottointende un patto di solidarietà e rispetto, cose non sempre sottointese in Internet.
La parola è: «Amicizia»." (da qui, anche su Vanity Fair di questa settimana)

Non vi lascerò orfani
Daria sarà oggi alle 11 circa da Linus a Deejay Chiama Italia, su Radio Deejay e All Music



8 ottobre 2008

Baricco likes Madonna

Non vorrei continuare a calcare il filone del dover per forza giustificare le mie preferenze musicali e artistiche (cosa che, oltre ad essere inutile, può diventare anche controproducente e piuttosto noiosa), ma che uno dei miei scrittori preferiti dimostri il suo interesse per una delle mie artiste musicali favorite mi sembra notevole. In qualche modo mi fa sentire che tutto quadra.

"Da ascoltatore quale musica ascolta?
Sono cresciuto con la musica colta e pochissima musica leggera. Non ascoltavo nemmeno i Beatles.
Però qualcuno le piace: Madonna, per esempio.
Ha la mia età, è come se fossimo cresciuti insieme, la vedo invecchiare allo stesso ritmo. Stendhal aveva scritto un libro su Rossini perchè cercava di capire il suo grande successo mediatico, è come se oggi Eco facesse un libro su Madonna: se capisci lei, capisci tutto. E questo succede con pochissimi: sono punti relativamente circoscritti che ti sembrano racchiudere il mondo. Per esempio non lo è Springsteen. Lui mi piace, ma fa comprendere solo una parte del mondo. Mentre Madonna è come l'edera intorno alla trave portante."
Dall'intervista di Marina Cappa ad Alessandro Baricco su Vanity Fair di questa settimana (n°41, 15/10)

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. alessandro baricco madonna vanity fair

permalink | inviato da libermente il 8/10/2008 alle 21:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


1 maggio 2008

Coming to you, Vanity Fair

Piccole soddisfazioni della vita. Piccole piccole, praticamente insignificanti. Però a volte vogliono dire qualcosa, magari sono segni. Chissà. Sta di fatto che per un (futuro) giornalista come me (se, magari!) vedersi su Vanity Fair è una bella cosa («ma come? leggi Vanity Fair?» «sì, leggo Vanity Fair perchè: 1. è uno dei giornali meglio fatti in circolazione, 2. ci scrivono firme del calibro di Romagnoli, Dell'Arti, Lerner, Mentana, Sofri, Bignardi, Covacich, ecc. 3. fra le prime firme della versione americana c'erano Dorothy Parker, T.S. Eliot, Ezra Pound, Gertrude Stein, Aldous Huxley, per nominarne alcuni 4. in questo numero c'era un bellissimo servizio sul Tibet tanto per fare un esempio ecc. 5. e poi saranno anche fatti miei, no?»). In pratica hanno scelto un mio commento a questo post sul blog di Daria Bignardi, come fanno ogni settimana, assieme ad altri due. E' una sciocchezza, ripeto. Ma che bello, anche!



Ehm, rifacendo un po' i conti nel 2001 ne avevo 13 di anni, ma il concetto rimane lo stesso e poi in matematica sono sempre stato un po' lentino.


p.s. Non vorrei che poi il discorso su La7, vista l'euforia mia del momento, scendesse in secondo piano. E' importante sostenere la questione. E rimango molto preoccupato.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. vanity fair daria bignardi paolo liber

permalink | inviato da libermente il 1/5/2008 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


5 aprile 2008

Figli dei propri figli, genitori dei propri genitori

Daria Bignardi su uno dei dolori più grandi che ci siano, che a lei è capitato poche settimane fa:
"(...) mia madre era rimasta sola nella casa dove sono cresciuta, un appartamentino luminoso con un corto corridoio che a cinque anni mi sembrava perfetto per giocarci a palla con mio fratello Micione. Sono figlia di genitori anziani, da piccola mia madre me lo ripeteva sempre , sottointendendo che avrei dovuto presto mantenermi da sola, e così ho fatto. Lei lo diceva per scaramanzia, in realtà sarebbe stata felice di mantenermi fino ai cinquant’anni, se avesse potuto e se glielo avessi permesso. (...)
Ci vedevamo al massimo ogni due mesi, poi a Natale e al suo compleanno. Non parlavamo tanto: non potevo raccontarle quasi niente per timore che “stesse in pensiero”, così le dicevo solo cose belle, o almeno ci provavo. Non sono mai stata ottimista né allegra, quindi non credo di esserci riuscita tanto bene. Le portavo libri e regali, mangiavamo al sole, parlavamo dei bambini, criticavamo gli sconosciuti. Avevamo un legame fortissimo, cementato nell’infanzia. Non mi ha mandato alla scuola materna, secondo lei per farmi dormire di più. Faceva la maestra, usciva come una furia con la sua A112 color crema alle 8 del mattino e alle 8.05 era a scuola. (...) mio padre faceva il rappresentante ed era sempre in giro per stalle della pianura padana con la sua 1500 carica di mangimi, portachiavi da regalare ai clienti, scatole vuote di biscotti che divorava in viaggio, agende, cartucce del fucile da caccia… Adorava il suo lavoro, la campagna, gli allevamenti, ma siccome sia lui che mia madre erano figli di laureati che per via della guerra o della loro pasticcioneria non avevano potuto finire gli studi (il babbo in Agraria e la mamma in Lingue) mi ripeteva sempre che io dovevo laurearmi e non sposarmi mai. Non mi sono laureata e mi sono sposata due volte, ma sono sicura che se il babbo mi avesse visto condurre il Grande Fratello si sarebbe parecchio divertito e ancor di più se quest’anno avesse potuto vedermi intervistare il suo idolo Mike Bongiorno.
Vedi direttore che non sto parlando di morte? Forse hai ragione tu a dire che la nostra è una generazione impreparata al dolore. Ma la morte è questo: è la vita, sono i ricordi, è la nostra infanzia, è la nostra storia. E’ amore. Tutto l’amore che chi se ne va ci ha dato. Per quello piangiamo e soffriamo così tanto quando ci muoiono i genitori : sappiamo bene che nessuno ci amerà mai più così. Ci piangiamo addosso, meschini.
Se muoiono di malattia è un’agonia. Se muoiono improvvisamente una sciabolata nel cuore. Ti manca un pezzo e non ci puoi credere che potrai vivere senza il loro sguardo che ogni giorno ti manca di più. Capisci che l’unica cosa che conta nella vita è l’amore che puoi dare a chi te lo chiede, che siano i figli o i nonni o la prima persona che incontri per strada. Ti illudi che passerai il resto della vita ad amare gli altri. Forse lo farai. Forse no."
Da Vanity Fair di questa settimana, integrale qui


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. daria bignardi vanity fair

permalink | inviato da libermente il 5/4/2008 alle 17:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


30 marzo 2008

Tutti meglio di noi: sarà un caso?

No, non è un caso.

"L'ennesima volta in cui ho sentito i due candidati alla guida d'Italia promettere di «abbassare le aliquote», «e io di cancellare l'Irap», «e allora tolgo l'Ici», ho preso un aereo per la Norvegia e sono venuto a Trondheim.
Ho scelto questa città perchè qualche tempo prima avevo incontrato un novergese in vacanza a Cortona. [...] Parlava un decente italiano e di una cosa si stupiva: «In questo vostro Paese fate campagna per elezioni e parlate solo di tasse, di soldi. E non lo so, l'istruzione non vi interessa?».
Perchè, da voi cosa succede?
«Succede che ha vinto chi promette di non abbassare le tasse, anzi alzarle un poco per rifare le scuole, dare asili nido a tutti, ha tassato le case per abbassare i biglietti degli autobus eccetera». [...] Le elezioni dello scorso autunno sono state trionfali, il "modello Trondheim" è diventato il manifesto di cento città in Europa e a sostenerlo, lo annoto come fosse una casualità convinto che non lo sia, sono soprattutto donne in politica."
Dall'articolo di Gabriele Romagnoli "Tartassati e felici", da Vanity Fair di questa settimana (n. 13, 2008)

"Per Marianna Madia l'esordio in politica è stato tutt'altro che gratificante. La giovane candidata del Partito Democratico ha osato fare un elogio spontaneo dell'inesperienza politica. Apriti cielo! E' stata sbranata da due caste che brillano per autoreferenzialità e conformismo: i giornalisti e i politici. Sia più modesta e non dimentichi l'importnza dell'esperienza! [...]
In Italia l'esperienza politica non serve quasi mai al bene comune. Serve alla partitocrazia, al clientelismo, alla lottizzazione, ai trucchetti parlamentaeri. Ma tutti sono convinti che il paese non possa rinunciare alla loro preziosa esperienza. [...]
Che dire di Berlusconi, che scopre dopo 15 medi che Alitalia è in vendita? E di Fini, che in pochi giorni siè dimenticato di aver definito il partito unico di Berlusconi le "comiche finali"? E di Casini, da vent'anni in politica, che si spaccia per la "vera novità"? Non si faccia intimidire, Marianna Madia. In Italia, dove la politica ha inventato la parola "discontinuità" per non parlare di cambiamento, il nuovo ha sempre avuto vita difficile. Ne è la prova vivente il Cavaliere che, a 71 anni e alla sua quinta candidatura, accusa il rivale di 2 anni di rappresentare il vecchio."
Dall'articolo di Gerhard Mumelter "Elogio dell'inesperienza sull'austriaco Der Standard, ripreso e tradotto da Internazionale di questa settimana (737/15)



31 gennaio 2008

W Vicenza e i vicentini

Per capire di più di Mastella e del mastellismo, parola a Mauro Fabris, deputato Udeur originario di Vicenza: 
"UN VENETO ALLA CORTE DI CEPPALONI: FA UNO STRANO EFFETTO:
Sì, è come un leghista a Napoli.
I VICENTINI NON AVRANNO GRADITO, DIFATTI LEI E' STATO ELETTO IN UN COLLEGIO RAVENNATE
Sì, e ho dovuto mandar giù molti bocconi amari: la rottura col territorio c'è stata, ma sono anche passati dieci anni e si è riassorbita [...] Io a Mastella non posso dare più di tanti voti, non è certo un do ut des. Ma i vicentini sanno che possono contare su di me: sono l'unico della zona giù a Roma. Nel mio Comune il sindaco è di centrodestra, ma i finanziamenti glieli ho garantiti lo stesso.
APPUNTO. MOLTO MASTELLIANO.
No, guardi, è un fatto giusto per il territorio: la politica è questo. Difatti uno degli elementi che l'hanno fatta degenerare è che è diventata spettacolo. Io dico: fare, non apparire. In quanto all'insinuazione su Mastella, lui non gode di buona stampa purtroppo, lo so. Io in genere, se vado fra gente nuova, non ufficializzo la professione: se lo faccio, restano sorpresi, poi quando mi chiedono con chi sto e rispondo, mi guardano strano. Ma Mastella, che vuole... lui è così: passionale, vistoso, incontinente. Si colgono nel personaggio gli aspetti piùestroversi, i tic. Ma io preferisco uno così, perchè so con chi ho a che fare. Ossia con una persona leale che mantiene la parola data - sì ha capito bene - piuttosto che tanti altri composti e forbiti, che non solo non fanno quello che dicono, ma neanche credono in ciò che dicono. [...]
I NOTISTI POLITICI LA DEFINISCONO "UN FALCO", UN DURO.
Guardi, tra i miei piccoli cimeli conservo un articolo di Enzo Biagi proprio sul congresso di Maiori [in cui conobbi Mastella], dove mi definisce "uno strano esemplare di doroteo, che invece di usare forbice, ago e filo, usa solo la forbice. E' vero sono molto diretto, sintetico, essenziale, mi manca la retorica. Giancarlo Galan mi definì Pol Pot, forse anche perchè negli occhi somiglio a un orientale - difatti mia figlia mi chiama "cinese". Ma sono un bonaccione, vado d'accordo con tutti, esco regolarmente a pranzo con colleghi di destra, sinistra e centro.
UN MASTELLIANO PERFETTO.
Sì, ma va al di là del calcolo, dell'opportunità, e in ogni caso non mi offendo. Guardi, sono stato tempo fa l'unico ospite del centro-sinistra inviraro a una festona di coompleanno di un collega, all'hotel de Russie. Al momento della torta, il festeggiato dice: 'La torta la taglio io, ma le fette le fa Fabris, che le fa tutte uguali'. "
Dall'intervista a Mauro Fabris di Isabella Mazzitelli su Vanity di questa settimana


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. mastella udeur mauro fabris vanity fair

permalink | inviato da libermente il 31/1/2008 alle 19:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

sfoglia     marzo        maggio

      

 
 


NOW ONLINE

hit counters



.......LIBER ENDORSES..........
Obama (
*)
Zapatero (
*)
Veltroni (
*)
Fracasso (*)

............LIBERLIST................

Inizia la collaborazione con il mensile Corriere Vicentino per la rubrica Liberlist.
03/08 (*) - 04/08 (*) - 05/08 (*) - 06/08 (*) - 07/08 (*) - 09/08 (*) - 10/08 (*) - 11/08 (*) - 12/08 (*)




............DISSENSI.................
La quinta, nuovissa edizione inizia il 28 febbraio 2009. Il tema di quest'anno è: Razza Bastarda. Il blog con tutti gli aggiornamenti sul tema e gli eventi in cartellone è
qui.


..........LIBER MUSIC..............
Madonna Live in Paris 21.09.08 (*)
Coldplay Live in Milan 30.09.09 (*)


....LIBER RECOMMENDS........


null (*)

La Jolanda furiosa (*)

Finale aperto. Vita scritta da se stesso  (*)

Day & Age (*)

Alla mia età (*)

P.S. I love you (*)

....CHANGE THE WORLD........
Green Life: Live Earth (
*)
Aids: Staying Alive (
*)
Millenium Campaign: End Poverty 2015 (
*), Mtv No Excuse 2015 (*)
Praying for Burma: Aung Suu Kyi (
*), Burma Campaign (*)
Diritti umani: Amnesty International (
*)